Elohìm, Ruach, Kavod. Ennesima confutazione dell’ipotesi “aliena” di Biglino/Sitchin

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ABRAMO-E-ALIENI-e1417457910883Il Dio non alieno della Bibbia. Confutazione alle affermazioni di Sitchin e Biglino

(Fonte: Alieni nella Bibbia )

Introduzione

È ormai da cinquant’anni che vari “studiosi” della Bibbia (soprattutto dell’Antico Testamento), tra cui Rael, Sitchin e Biglino, portano alla luce la sensazionale “scoperta” secondo la quale il Dio di cui la Bibbia parla sarebbe in realtà un alieno venuto sulla terra per manipolare il gene umano. Ora, sebbene a molti questo appaia di per sé davvero una deformazione in stile azimoviano di ipotesi leggendarie oramai in circolo da un po’, molti hanno voluto prendere sul serio questa teoria, e, come una volta disse un noto pensatore, ci ritroviamo a sforzarci per dimostrare che 2+2 fa 4.

Ora, prima di iniziare a scrivere la vera e propria confutazione, il lettore onesto mi conceda una domanda: come mai, in tutti i secoli che sono passati dalla stesura del testo ebraico fino ad oggi, nessuno, fino alla metà dello scorso secolo, ha mai ipotizzato che il testo originale indicasse delle civiltà aliene? Eppure, la Bibbia è passata in mano davvero a molti, tra “eretici” ed “ortodossi”, e né da una parte né dall’altra nessuno si è mai sognato di leggere in quelle righe qualcosa che potesse anche lontanamente ricordare tutto il costrutto ufologico che questi studiosi hanno solo recentemente scoperto. Dunque, quale grande rivelazione hanno davvero dato?

Detto ciò, si passi ad esaminare i punti che uno di questi “innovatori”, il sig. Mauro Biglino, ha nel tempo sviluppato.

– Pluralità e singolarità: Elohim e Yahweh –

Il sig. Biglino afferma che Elohim è un nome plurale indicante il “gruppo” di extraterrestri al quale apparterrebbe Jahweh, il quale dunque sarebbe “uno degli Elohim”. A confutazione di quanto sovra scritto, possiamo prendere in considerazione sia alcuni dati di fatto che un confronto con due versetti della Torà stessa. Innanzitutto, dobbiamo tenere a mente il fatto che, all’interno dell’Antico Testamento, il termine Elohim (che ha una forma plurale), qualora indichi il Dio di Israele, è sempre accompagnato da attributi e verbi al singolare. Le uniche due eccezioni (per quello che io ho contato, ma potrebbero essercene altre) sono una in un discorso di Abramo ad Abimelec[1], ed un’altra nella spiegazione dell’origine del nome del luogo noto come Betel[2].

Quando Dio mi fece andare […] (Genesi xx,13); […] perché là Dio gli era apparso (Genesi xxxv,7).

Nel caso della prima, essa è esplicabile semplicemente osservando che, essendo Abimelec un politeista, con buona probabilità Abramo stia qui parlando di “dèi”, in modo da adattare il proprio parlare al suo interlocutore.

Nel secondo caso, la cosa è ancora più semplice: nella visione descritta nel capitolo xxviii della Genesi, Giacobbe vede non solo Dio, ma anche una scala con degli angeli che vi salgono e vi scendono. Siccome il termine Elohim, quando trattato al plurale, può indicare non solo gli dei pagani, ma anche angeli o uomini potenti (vedi ad es. Salmo lxxxii, 6), è probabile che il significato corretto della frase sia:

[…] perché là gli angeli si rivelarono.

Possiamo inoltre prendere in considerazione il fatto che altri termini, in ebraico, sono in forma plurale ma valgono come un singolare: tra questi, ricordo hayim (vita), rahamim (misericordia), betulim (verginità) e ba’alim (padrone). Tutti questi termini, sebbene abbiano una forma grammaticalmente plurale, sono semanticamente singolari.

Analogamente, esistono anche parole singolari che possono riferirsi ad un plurale (in un modo simile ai nostri collettivi), come ‘es (albero/alberi), ‘of (volatile/volatili).

Passiamo ora a confrontare due versetti. Il primo è Deuteronomio iv,35:

Ti sono mostrate queste cose affinché tu sappia che il Signore (y-h-w-h) è Iddio (ha-Elohim), non c’è alcun altro (Deuteronomio iv,35)

Facciamo una analisi delle parole ebraiche “alla lettera” (così come suggerisce Biglino stesso):

atah pron. pers. 2a pers. sing. masch. Tu
har’eta passivo 2a pers. sing. masch. dalla radice r-’-h (vedere). ti è stato mostrato
lada’at infinito costruito con l (per) + infinito attivo da y-d-’ (sapere) per sapere
ki congiunzione che
y-h-w-h nome proprio il Signore
hu pron. pers. 3a pers. sing. masch. egli (è)[3]
ha-Elohim art. det. + nome (Elohim) Iddio (lett.: il/gli Elohim)
ein costruzione non c’è
‘od avverbio ancora
milbado preposizione + pron. suff. 3a pers. sing. masch. oltre a lui.

Osserviamo che qui la parola Elohim presenta un articolo determinativo, il che intensifica il fatto che Jahweh è Elohim. Con ciò, non si creda che, avendo l’articolo, Elohim non possa essere tradotto “Dio”: in greco antico, nel Nuovo Testamento, Dio è reso sia con theos (Dio) che con ho theos (il Dio); in italiano, l’espressione Iddio viene proprio da il Dio, e l’arabo Allah verosimilmente deriva dall’unione dell’articolo determinativo al- e il sostantivo ilah (divinità).

Il secondo esempio è Deuteronomio vi,4:

Ascolta, Israele, il Signore (y-h-w-h) è il nostro Dio (Eloheinu), il Signore (y-h-w-h) è uno solo (Deuteronomio vi,4)

Osserviamo di nuovo la costruzione letterale:

shema’ imp. attivo 2a pers. sing. masch. Ascolta
Yisra’el nome proprio Israele
y-h-w-h nome proprio il Signore (y-h-w-h)
Eloheinu nome (Elohim) + pron. suff. 1a pers. plur. il nostro Dio (il/i nostro/i Elohim)
y-h-w-h nome proprio il Signore (y-h-w-h)
ehad aggettivo numerale cardinale masch. sing. uno solo

Qui, Elohim è unito al pronome suffisso, ovvero ad un genitivo.

– Ruah, Kavod –

Biglino afferma che Ruah (generalmente tradotto con “spirito”) indicherebbe un oggetto che si muove nell’aria, mentre Kavod (generalmente tradotto con “gloria”) indicherebbe un oggetto pesante. Così, lo “Spirito di Dio” e la “Gloria di Dio” sarebbero delle astronavi! A confutazione di ciò, mi limiterò a citare i seguenti versi.

Per quel che concerne Ruah:

E lo ha riempito con lo Spirito (ruah) di Dio […] (Esodo xxxv,31)

E Giosuè, figliolo di Nun, era pieno dello Spirito (ruah) di sapienza […] (Deuteronomio xxxiv,9)

[Dio disse:] Io spanderò il mio Spirito (ruah) su ogni carne, ed i tuoi figli e le tue figlie profetizzeranno (Gioele ii,28)

Prego chiunque di dimostrarmi come i precedenti versi possano essere associati ad un velivolo.

Per quel che concerne kavod:

Quant’è vero che io vivo, la terra sarà ripiena della gloria (kavod) del Signore (Numeri xiv,21)

Ecco, il Signore ti ha tenuto alla larga dall’onore (kavod) (Numeri xxiv,11)

Signore, tu sei la mia gloria (kavod) (Salmi iii,3)

Perché Dio ha incoronato l’uomo con gloria (kavod) ed onore (Salmi viii,5)

Date al Signore gloria (kavod) e potere (Salmi xxix,1)

Ancora, si applichino, se possibile, i precedenti versi ad un’astronave. Si tenga peraltro conto che essi sono solo alcuni dei tanti analoghi.

[1] Genesi xx,13.

[2] Genesi xxxv,7.

[3] Dal momento che, al presente, il verbo essere è per lo più escluso, si usa inserire il pronome personale di terza persona per rafforzare il valore di predicato nominale della frase.

 

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12 commenti

  1. Pingback: Smascherato il Dio alieno della Bibbia di Biglino e Sitchin | Lo Sai

  2. Sono pienamente d’accordo.
    Io ho capito quasi da subito che Biglino(esperto di ebraico che non sa che Ruah è femminile)vuole solo vendere libri.

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  4. Ottimo articolo.
    Non capirò mai cosa sia successo a Biglino e perché ora sembra lavorare per il nemico.
    Fa tanti danni.

  5. Comunque vedo con piacere che ci sono anche altri oltre a me che non si lasciano intortare da Biglino.
    I suoi fan troll non si sopportano più.
    Basta pensare che ogni volta che lasciò un commento ai suoi video dove lo smentisco, anche con con le traduzioni ebraiche,vengo puntualmente deriso e insultato da quei golem che ripetono sempre le frasi che dice lui.

  6. Francesco Smerilli on

    Mi limito a riportare senza nessuna pretesa, dato che non sono un esperto, anzi che non ci capisco niente. Da qualche parte, non mi ricordo dove, Biglino dice che Kavod molto probabilmente ‘sta a significare armamento da battaglia, arma, poi c’è il discorso del polisemismo, ma limitandoci a come lo traduce lui:

    Ecco, il Signore ti ha tenuto alla larga dall’armamento (kavod) (Numeri xxiv,11) (pericoloso secondo Biglino per gli umani)

    Signore, tu sei la mia arma (kavod) (Salmi iii,3) (in battaglia faceva comodo.., un ipotetica arma volante)

    Perché Dio ha incoronato l’uomo con armamento da battaglia (kavod) ed onore (Salmi viii,5)

    Date al Signore arma (kavod) e potere.

    Direi che fila tutto pù che bene.
    Tengo a precisare che il mio sesto senso (che non sbaglia mai o quasi), mi dice che Biglino è un gran bel furbo, e che se l’è studiata più che bene.

  7. Beh credo che screditare a priori sia un po’ sbagliato , Biglino non dice mai che kavod indichi un’oggetto volante, ma si limita a dire che si tratta di un’oggetto metallico o ad una serie di oggetti metallici, presumibilmente nello specifico, a detta sua, a degli armamenti ,lo stesso vale per Ruah affermando inoltre che vi è la questione del polisemitico quindi a volte a dare il vero significato è il contesto. Infatti ribadisco che più volte Biglino non da una traduzione specifica a nessuna delle due, anzi dice proprio di lasciare il termina non tradotto da capire di volta in volta cosa si vuol indicare. Ora quando si riportano passi della Bibbia, per capirne davvero il significato occorre riportare tutto il pezzo che si vuol indicare, e non finire con un bel “…” o “ecc….” E lo ha riempito con lo Spirito (ruah) di Dio […] (Esodo xxxv,31) se lo si legge tutto e quindi dal passo 31 al 35 beh il discorso di Biglino diventa anche fattibile, perchè mi pare evidente che li ha forniti di un qualcosa di materiale adatto ad uno specifico utilizzo.

  8. Poiché non ho nessun metivo per pensare che Lei non sia in perfetta buona fede e che non sia eventualmente disponibile ad accettare, se evidente, il fatto che le cose non stanno come dice, nonostante l’impressione un po’ disarmante che provo a veder ripetute per l’ennesima volta simili affermazioni di questo “autore”, ripeterò che:
    1) non è vero che “Biglino non dice mai che kavod indichi un’oggetto volante”: in “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”, Unoeditori 2012, p. 122, nel commentare Ezechiele, 43.2, dove si parla del Kavod (e non kevod, come scrive lui, non conoscendo l’ebraico che in maniera del tutto superficiale,: nel testo è kevod solo perché è uno stato costrutto , come se qualcuno trovando scritto in inglese “John’s car”, traducesse “la macchina di John’s”! Nello stato costrutto è il termine posseduto che ha il cambiamento vocalico, ma il concetto è il medesimo! ), scrive testualmente:
    “Ancora macchine volanti degli Elohim ed ancora grande frastuono”
    Si potrebbero citare ancora altri passaggi.
    2) “affermando inoltre che vi è la questione del polisemitico quindi a volte a dare il vero significato è il contesto”: si tratta di un’evidente sciocchezza. Certamente, una parola può assumere significati diversi secondo il contesto, ma solo a partire dal suo nucleo essenziale di significato che deve rimanere il medesimo. Non è possibile perciò che la parola che ad es. significa “matita”, in un contesto diverso significhi “automobile”. Se una parola potesse assumere significati completamente diversi a seconda del contesto, senza una precisa connessione col suo significato fondamentale, diventerebbe semplicemente impossibile comunicare, perché sarebbe impossibile, per chi ascolta o legge, stabilire, in base ad un procedimento oggettivo, il vero significato di ogni parola in un dato contesto. Ma come è possibile che sciocchezze del genere possano essere accettate passivamente dalle persone? Non occorrono competenze particolari, ma solo un po’ di buon senso per non cadere in trappole di questo genere!
    3) Kavod: radice KVD = avere peso, importanza, onore.
    da questa radice derivano, ad es.:
    Kavod = onore, gloria es.: “melo kol haaretz kevodo” (Is., 6.3) è piena la terra della Sua gloria (non certo della sua “arma” o della sua “macchina volante”).
    lekhabbed = onorare (es. kabbed et abikha ve et Immekha = onora (e non arma) tuo padre e tua madre (Es. 20.12); ve ikhabbedu liShmeKa = e onoreranno (non armeranno) il Tuo Nome (Sal. 86.9)
    nikhbad: essere onorato, stimato, glorificato: le nikhbadot di Sal 87.3 (nikhbadot medubar bakh: cose grandi sono dette di te) non sono, ovviamente le cose “armate”, ma le cose grandi, gloriose.
    Kaved: essere pesante, essere importante, essere onorato.
    Gli esempi potrebbero essere centinaia, sia nella Bibbia che altrove. Sottolineo che si tratta di contesti “completi”: il primo è il canto dal quale deriva in parte la preghiera del Sanctus, tutt’ora presente nella messa cristiana (Santo, Santo, Santo, ecc.); il secondo è il ben noto precetto del decalogo: onora il padre e la madre; è un precetto completo e con le macchine volanti non ha evidentemente nulla a che vedere. Il terzo e il quarto sono passi dei Salmi molto semplici il cui senso letterale è evidente. Esistono anche dizionari italiano – ebraico (es. il “Dizionario pratico bilingue” della Giuntina) dove chiunque, anche chi non legge le lettere ebraiche, può trovare la parola ‘onore’ in italiano e il suo corrispondente ‘kavod’ traslitterato in caratteri latini.
    Poi se qualcuno vuole continuare a credere diversamente, faccia pure, contento lui…
    3) Il carattere concreto di Kavod nella Bibbia non è in discussione, come non dovrebbe essere in discussione il carattere concreto, per gli antichi ebrei, del concetto di Dio. Il Dio degli ebrei era percepito direttamente da loro in un roveto ardente e “camminava” nel Giardino dell’ Eden. Gli uomini moderni non sono capaci di concepire una simile cosa perché in realtà non sono in grado di percepire veramente nulla di concreto (neanche le cose più banali): tutto in loro è astrazione. Così pensano gli oggetti come “singole cose” astratte dai mille legami reali che esse hanno col mondo e che ne fanno una semplice emergenza del mondo stesso. E percepiscono in maniera astratta anche se stessi, come io individuali, separati dalle cose con cui invece da sempre scambiano costantemente (anche da un punto di vista puramente materiale) essere e realtà. E’ facile capire come per loro l’idea di Dio, ammesso che ce l’abbiano, non possa che essere una “somma astrazione”, qualcosa vagamente immaginable come luce o qualcosa del genere, per quel che ne posso capire.
    Queste sono interessanti differenze antropologiche, ma non significano affatto che la percezione concreta della Presenza di Dio nel mondo, che era propria in genere di tutte le culture tradizionali, abbia a che fare con gli alieni. Il motivo per cui, leggendo il passo da Lei citato, il discorso di Biglino Le sembra “fattibile” è soltanto il fatto che Lei lo legge con gli occhi di un uomo del XXI sec., per cui la percezione della realtà è filtrata da categorie astratte come materia, oggetto, corpo, anima, ecc. Come Lei, probabilmente molti altri. Biglinoi sfrutta abilmente questo fatto; si tratta dell’unica vera abilità che bisogna riconoscergli, a parte ancora l’uso di tecniche manipolative del consenso che però non sono forse del tutto farina del suo sacco…
    L’unico lato positivo è che, ultimamente, Biglino ha smesso di scrivere kevod invece di Kavod. Evidentemente ha imparato sul campo la differenza fra stato assoluto e stato costrutto delle parole! Il suo insegnante di ebraico shel ulpan non aveva evidentemente avuto il tempo di spiegargliela, vista la fretta che lui aveva di rivelare al mondo il vero contenuto della Bibbia.

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