“Ogni uomo é inganno”. Riflessioni su individualità umana e Assoluto

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vite e tralciOgni essere individuale, preso singolarmente e separatamente, non può essere nient’altro che la manifestazione di uno “squilibrio”, a sua volta figlio di una mancanza e di un’insufficienza. L’individuo, per definizione, non “basta a se stesso”, non è “fine a se stesso” e non può nemmeno essere definito in quanto tale senza riferimenti a lui esterni che lo limitano e relativizzano. E’ la pretesa dell’individuo di mangiare il frutto dell’albero del “bene e del male”, infatti, a scacciare l’uomo dal Paradiso.

Per questo motivo, l’essere individuale può realizzarsi solo ed esclusivamente nell’Unione con l’Essere Supremo e Universale, la Divinità (“voi siete i tralci ed Io la vita” dice il Signore Gesù; e la forza che contrasta questa realizzazione, qualunque sia il volto che usiamo dargli o la sua particolare apparenza, non a caso porta il nome di “divisione”, di “separazione” (dia-ballo=diavolo).

Questa realizzazione, pertanto, è possibile solo a partire da quella che, nella prospettiva individuale, sarà vista come una “morte”: essa passa, come tappa fondamentale e ineludibile, dalla mortificazione dell’obbedienza, dalla rinuncia alla propria “volontà” naturalmente squilibrata e particolare, per unirsi alla Volontà divina che è l’unica davvero Reale. Questa “morte”, più ancora della morte fisica, è realmente ciò che terrorizza l’individuo, che infatti generalmente la fugge –e a null’altro serve la Legge religiosa se non a realizzare questa fondamentale tappa che “costringe” l’individualità a rinunciare a se stessa. Ma, dice il Vangelo, “chi vorrà conservare la propria vita la perderà, e chi la perderà la troverà”.

“Morendo a se stessa”, infatti, l’individualità non perde nient’altro che la propria illusione di auto sussistenza, guadagnando al contrario, l’Infinito dell’Assoluto. La perdita apparente dell’”individualità” coincide, al contrario, con la realizzazione della vera Personalità, ovvero dell’Idea Divina di cui noi siamo riflesso.

inferno ghiacciatoLa via dell’autoconservazione dell’individuo –inteso come monade staccata e autoreferenziale- conduce al contrario alla dissoluzione senza ritorno. L’ego che si solidifica come in un “rigore mortis” non è altro, in effetti, che la tappa iniziale di un processo che conduce all’inevitabile e terribile decomposizione. Come un corpo privato del cuore, come una ruota senza l’asse, come una bussola senza un Polo, l’illusoria individualità disgiunta dall’Assoluto nulla può se non disgregarsi dolorosamente.

Il ghiaccio ed il fuoco dell’Inferno –li si intenda simbolicamente o concretamente- non sono, infondo, nient’altro che la rappresentazione di questo processo (questo si) realmente mortale che attende tutti coloro che non vogliono “morire prima di morire”.

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3 commenti

  1. Licio Zuliani on

    Grazie professore, avremmo estremo bisogno anche di guide istituzionali che ci ricordassero che ciò che più conta è mantenere lo sguardo rivolto all’Alto.

  2. elia franchetto on

    La Porta e’ stretta Gianluca, talmente stretta e angusta, che forse non ne vale la pena di tentare! (in verita’ e’ scalare una montagna a mani nude e ad occhi chiusi) se poi si parla di eletti..lasciamo stare. Perche’ Dio, che si crede o si e’ “capito” che e’ Amore (il Dio cristiano), ha messo a disposizione nell’anima dell’uomo, la possibilita’ infinita di tutto questo male, fino al Male Assoluto!!? ( il mito simbolico della caduta, dello strappo, del tradimento dell’uomo verso Dio (e perche’ Dio ha permesso la tentazione del male all’interno dell’Eden!?)giustificherebbe la caduta cosi abissale e irredimibile in cui siamo finiti, ai nostri occhi(e non a tutti!)e a quelli di Dio!???). Perche’ imperversa e prospera il Maligno!? ne ha colpa l’uomo d’essersi trovato creato a questo modo!!? Non siamo noi il passatempo di un Dio, sadico, che si diverte cosi, che gli va tutto bene cosi!!? Vasco non ha ragione a dire che niente e’ vero, niente e’ vero!!!? Dio ed il Maligno coincidono? sono gemelli che non possono e non vogliono stare separati, e tutta la tragica vicenda umana non e’ altro che il dramma-gioco, il passatempo perfetto, di funesti demiurghi!?..

  3. L’Amore per essere autentico deve essere libero, deve corrispondere ad un atto di libertà. Altrimenti che Amore sarebbe, se fosse coatto? Ecco perché Dio non si manifesta in tutta la Sua Gloria all’uomo. Se lo facesse l’uomo ne rimarebbe schiacciato e gli sarebbe impossibile non amarlo. Ma non sarebbe, quindi, questo un atto liberamente voluto dall’uomo. Ecco il motivo per cui Dio consente all’uomo la prova della libertà ammonendolo che il frutto della conoscenza del bene e del male è velenoso se lo si coglie nella prospettiva autoreferenziale di chi vuole stabilire lui, e non Dio, cosa è bene e cosa è male. E’ la prospettiva prometeica, che esalta appunto l’individualismo, dell'”eritis sicut Dei” (Gen. 3,5). L’uomo, invece, è salvo se sceglie liberamente di amare Dio unendo sé stesso, per grazia, alla radice ontologica del suo essere, che è l’Altissimo. Altrimenti si condanna, nell’illusione di auto-affermarsi, all’autodissoluzione, come dice bene Gianluca.

    Luigi Copertino

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