Il simbolismo del Battesimo di Gesù e il principio della Nuova Creazione

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La festa del Battesimo di Gesù è una delle più antiche del Cristianesimo (e ancora oggi una delle più importanti presso le Chiese Orientali), benché passi ormai in secondo piano rispetto ad altre ricorrenze, specie in Occidente. Eppure, la sua importanza è tale che un padre della Chiesa come San Giovanni Crisostomo, nella sua 37° Omelia sul Battesimo, ha potuto dire: “L’Epifania non è quella della Natività ma quella del Battesimo”. Questo ci introduce in alcune importanti riflessioni simboliche di enorme respiro ed importanza.

La prima ragione teologica dell’importanza del Battesimo di Gesù è quella, naturalmente, della co-presente manifestazione della Santa Trinità (essa è quindi Teofania somma), come Padre, Figlio e Spirito Santo (che si manifesta come colomba). Su di un piano più relativo, tuttavia, essa è anche manifestazione della Nuova Creazione che avviene in Cristo e inaugura il Secolo Futuro.

Come nella prima Creazione, infatti, lo Spirito di Dio (Ruach Elohim) sta sulle acque[1] (che sono il simbolo della manifestazione universale allo stato ancora potenziale e “informe”), così nel Battesimo –in cui si manifesta la Natura del Cristo e in cui ha “inizio” il Mondo Nuovo destinato a sussistere alla dissoluzione del presente- lo Spirito scende sulle acque del Giordano.

Come rappresentano simbolicamente le icone, in realtà, il Cristo Gesù –l’Uomo Universale che compendia in se tutta la manifestazione cosmica- non è solo il tramite attraverso il quale l’Influsso Spirituale discende nel mondo e gli dà nuova forma, ma anche il compendio di tutti gli stati dell’essere che in Lui si trovano riunificati (“tutto sussiste in Lui”[2]); dalla dimensione dello Spirito Divino (che scende sulla sommità del suo capo) alle “acque inferiori” che giacciono ai suoi piedi.

Rappresentato come una colonna che dal cielo penetra le acque (elemento femminile che deve essere fecondato dal Verbo) Cristo stesso è quindi il Principio di una Nuova Creazione che sta per prendere il posto della vecchia (e per questo, al di là di qualsiasi interpretazione temporale, nelle lettere apostoliche l’Avvento di Cristo è visto come l’evento che inaugura i Tempi Ultimi[3]).

Lo stesso simbolismo, del resto, si ritrova nel nome santissimo di Maria Vergine, Materia Prima ove si compie l’Opera Divina. Nel nome Mariam ( מִרְיָם ), la Mem (מ) iniziale e finale rappresenta la dimensione delle “acque primordiali”, materia informe ma “vergine” (e Acqua é il significato del termine Mem nelle lingue semitiche, mentre la stessa lettera origina, presumibilmente, dal geroglifico egizio che indica l’Acqua), mentre la lettera centrale Resh (ר), testa, capo, e iniziale di Ruach, rappresenta lo Spirito che scende su di esse (per cui, solo Mariam può essere il grembo in cui si incarna il Cristo).

Da questo punto di vista, emerge con estrema chiarezza il significato realmente universale del Cristo come “Principio della nuova creazione”, che trascende la stessa funzione “profetica” di fondatore di una religione. Egli è, in realtà, non solo il “sigillo” dell’umanità presente ma, ancor di più, il Signore del “secolo futuro”, destinato a manifestarsi all’atto della dissoluzione temporale del presente mondo. E in quest’ottica, del resto, non è difficile capire perché proprio il Cristo Gesù, il nuovo Adamo, sia destinato a “ritornare” e a regnare alla Fine dei Tempi e di questo ciclo di umanità, instaurando il Mondo Nuovo.

[1] Genesi 1, 2 

[2] Colossesi 1, 17

[3] “Alla fine dei giorni (Dio) ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1, 2) 

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